Tango argentino: culto o disciplina?
“Dall’autenticità dell’abbraccio all’eleganza del passo: alla ricerca del vero tango”
Il tango non è solo un ballo, è un’esperienza interiore, un modo per connettersi con sé stessi e con l’altro.
D’altronde, è noto che l’abbraccio e il “sentito emotivo” sono i principi cardine di questo mondo: i fondamenti che lo rendono un vero e proprio culto di cui conservare l’autenticità, lontano da stereotipi e ostentazioni.
Ma è davvero possibile sintetizzare il tango nel solo piacere dell’abbraccio, dell’ascolto e della connessione? Se guardiamo alla storia, la risposta è no.

L’OSSESSIONE DELL’ÉPOCA DE ORO
Alcuni grandi milongueros dell’Época de Oro come Petróleo, Gerardo Portalea o Antonio Todaro attribuivano grande importanza alla precisione, all’eleganza del camminare e alla pulizia tecnica.
Curavano l’estetica in modo scrupoloso, ognuno con il proprio stile, ma sempre nel massimo rispetto del movimento.
Secondo la loro visione, prima di essere un’emozione condivisa, il tango è una disciplina corporea. Un percorso personale che, attraverso la preparazione, permette di esprimersi in sicurezza.
C’è una caratteristica che non può mai mancare nel tango argentino, riassunta in una celebre massima dell’epoca: “Il tango è elegante. Se non è elegante, non è tango”.
Da questo punto di vista il concetto è semplice: la pulizia dei movimenti non è un vezzo accademico, ma il valore fondamentale per poter ballare bene.
Dunque, qual è il vero tango? Ha ragione chi sceglie l’abbandono totale all’emozione dell’abbraccio o chi afferma che, senza lo studio rigoroso della tecnica, non possa esistere un buon tango?
L’EQUIVOCO DEL “SENTIRE”
Quando si balla è importante mostrare la propria sensibilità e l’attenzione per l’altro. Il tango si balla per il partner: è un gesto di condivisione e di rispetto reciproco.
Il regno di questo scambio è la milonga. Qui la musica diventa il mezzo per esprimersi liberamente, sempre nel rispetto della ronda e degli altri ballerini.
Chi frequenta le milongas avrà visto quella coppia che non esegue nulla di straordinario eppure cattura l’attenzione. Non per ciò che fa, ma per il modo in cui condivide quel momento. È la dimostrazione di come l’emozione possa essere al tempo stesso il fine e lo strumento.
Però l’emozione è soggettiva e, per sua natura, non è misurabile. Senza un’analisi tecnica che porti a una consapevolezza oggettiva – non solo del proprio abbraccio, ma di tutto il movimento corporeo – si corrono dei rischi concreti.
Credere di ballare bene solo perché ciò emoziona noi stessi o il partner ci allontana dalla possibilità di evolvere. Si finisce per ignorare una verità fondamentale: muoversi meglio aiuta ad abbracciarsi meglio, permettendo di godere appieno dell’esperienza di un tango ballato bene. Nel senso più oggettivo del termine.

LA TECNICA: LIBERTA’ O OSTENTAZIONE?
Dall’altro lato della medaglia c’è la tecnica. Il suo valore è indiscutibile: è lo strumento che dona quell’eleganza e quella pulizia dei movimenti caratteristici del tango argentino. La tecnica è la struttura che permette a due corpi di parlare la stessa lingua. Senza di essa, il tango rischia di smarrire la sua direzione.
Eppure, anche il rigore ha un lato oscuro: la trappola dell’esibizionismo.
Accade quando la tecnica non serve più a comunicare dentro l’abbraccio, ma a mostrarsi all’esterno. La milonga si trasforma così in un palcoscenico improprio, fatto di figure complesse e virtuosismi esasperati.
In questo scenario si consuma l’errore più grave: pur di mettere in mostra la propria abilità, si ignora il flusso della pista e si calpesta lo spazio delle altre coppie. Il tango cessa di essere un ballo sociale e diventa egoistico. Se chi balla solo con il “sentire” ignora i propri limiti tecnici, chi balla solo per mostrarsi ignora l’esistenza degli altri.

LA SINTESI PERFETTA: L’EQUILIBRIO
Dunque, qual è il verdetto? Il tango è un culto dell’anima o una disciplina del corpo?
La risposta sta nel mezzo, o meglio, nell’incontro.
Il vero tango non è l’esaltazione di un estremo, ma la sintesi perfetta tra i due. La tecnica senza emozione è fredda esibizione; l’emozione senza tecnica può essere autentica, ma non basta per poter raggiungere tutte le sfumature che il tango può offrire.
E quando la competenza tecnica si mette al servizio della connessione emotiva, il ballo si trasforma. La disciplina non nasce per imprigionare il sentimento, ma per dargli una struttura, una casa sicura in cui potersi esprimere liberamente e nel rispetto degli altri.
Il tango, alla fine, non è solo culto e non è solo disciplina. È l’arte invisibile di farle dialogare.
Articolo di: Palantone Donatello
